[Pi] 7 novembre Logge di Banchi ore 09.00

7 Novembre 2008

Ormai da un mese la città di Pisa vede il suo territorio attraversato da una quotidiana serie di conflitti. Dall’8 ottobre, giornata della storica assemblea di ateneo in piazza dei cavalieri, ogni giorno gli studenti e i precari dell’ateneo hanno invaso le strade esprimendo così la loro contrarietà alla legge 133, inaugurando una dinamica tutta nuova in cui la protesta universitaria oltre a bloccare le facoltà si riversa in maniera massiccia nella città.

“Noi non pagheremo la vostra crisi” è stato il nostro slogan in queste settimane di mobilitazione, palesando la nostra contrarietà a pagare di tasca nostra la crisi di due sistemi: il sistema universitario, che ha visto fallire il 3+2 e vive una profonda crisi economica,riguardo a ciò,sono indicativi gli ultimi dati pubblicati dal Corriere della Sera sull’ateneo di Pisa; e il  sistema economico globale che è sconvolto dalla più grande crisi finanziaria dal 1929 in poi.

“Bloccare tutto” è stata la parola d’ordine in questo mese, dimostrare che non solo la città è nostra, ma se vogliamo possiamo bloccare e fermare il normale fluire della ricchezza al suo interno, bloccare strade e stazioni intaccando così quella che è la base della costruzione della ricchezza di una città basata sul terziario e sui servizi: la mobilità dei soggetti.

Ai consigli comunali e provinciali che si interrogano, o fanno finta, su quelle che saranno le conseguenze della 133 sull’economia di questa città, noi possiamo già dare una risposta: non saremo noi a pagare, abbiamo già dato ad un’università che da anni ci aumenta le tasse e trova mille modi per renderci precari e ad una città che troppo spesso ci vede solo come merce da controllare e sfruttare.

Per noi l’unica cosa sancita da questa legge e su cui la legge trova purtroppo forza è che la vecchia università è morta. Ma abbiamo la consapevolezza che davanti a noi c’è un nuovo spazio, completamente aperto: rifiutiamo la 133 ma puntiamo a costruire un’altra università dalle macerie di quella vecchia.

Nonostante qualcuno si ostini a non riconoscere la portata di questa mobilitazione, ci troviamo di fronte a un movimento che non è un semplice comitato del no, chi in questi giorni si e` mobilitato oltre al rifiuto della legge ha sentito l’esigenza di ragionare e confrontarsi su tutto ciò che potesse essere autoriforma e autoformazione, su come aprire canali alternativi, e allo stesso tempo altamente conflittuali, di didattica. Se l’università di Tremonti è un disegno da rifiutare sappiamo che fino ad ora abbiamo avuto un’università che spesso ha assunto le forme della fabbrica di precarietà.

Siamo inoltre consapevoli che questa non e` una battaglia di un giorno o due, ma anzi esige una capacità di resistenza e di continuità che per ora si sta rivelando straordinaria, per questo individuiamo come centrali le giornate del 7 e del 14.
Questi due giorni delineano allo stesso tempo due esigenze fondamentali, la prima, nella giornata del 7, quella di bloccare di nuovo la normale macchina economica e la seconda di costruire un enorme momento di opposizione sociale a questo governo e alle sue politiche, attraversando con i propri contenuti lo sciopero dei sindacati confederali,  e reclamando, inoltre, già da subito il proprio diritto alla mobilità nei confronti di Trenitalia.
Fondamentali, poi, sono le date del 15 e 16 Novembre con l’assemblea nazionale convocata dalla Sapienza Occupata, momento in cui incontrarsi e provare a dare continuità a questo movimento che ormai tutti indentificano con il nome di Onda anomala, probabilmente per delinearne la potenza e l’imprevedibilità.
Pensiamo di trovarci di fronte a una sfida importante e difficile allo stesso tempo, mettersi in gioco tutti quanti traendo arricchimento da ciò che è stato costruito fino ad ora, interrogarsi non dando nulla per scontato.
Costruire autonomia e autoriforma è questa la sfida di questi giorni…

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