[Pi] Documento Tavolo Autoformazione
Pisa, dagli studenti
Questo documento vuole essere un primo contributo per sviluppare un progetto complessivo di Autoriforma e nasce dalla convinzione che ogni mobilitazione senza un progetto politico sia destinata a morire, così come un serio progetto deve trovare la sua genesi in forme concrete di azione politica.
L’esperienza del Polo Carmignani Occupato nasce dalla necessità degli studenti di creare uno spazio che accolga e sviluppi le istanze espresse nell’assemblea dell’8 ottobre 2008 in Piazza dei Cavalieri, quando in migliaia si sono riuniti per dar vita alla mobilitazione contro la legge 133 e per rivendicare il diritto a un sapere libero. All’interno di questo spazio si è costituito un tavolo di lavoro sull’autoformazione, attraversato da studenti provenienti da diversi ambiti di studio, il quale, partendo dall’analisi dell’ennesimo attacco al sistema di istruzione pubblica, mira a sintetizzare necessità e rivendicazioni degli studenti per proporre una nuova didattica e una gestione del sapere nel mondo della formazione.
Il processo di progressivo annientamento del sistema di istruzione parte dall’autonomia universitaria che ha spinto gli atenei a ricercare fondi esterni, passa per il progetto formulato da Berlinguer che irrigidisce il sistema col 3+2, spostando i costi della formazione pre-lavorativa dal privato al pubblico, e arriva alla riforma Moratti che ridisegna l’intero sistema dell’istruzione sul modello aziendale. La legge 133 si inscrive perfettamente entro questo progetto politico che, accomunando governi di centro sinistra e di centro destra, mira a svincolare l’istruzione dal sistema pubblico.
La lotta contro la legge 133 ci porta, quindi, non solo ad analizzare la forma che l’università prenderà con l’applicazione di questo provvedimento, ma anche a prendere coscienza del suo stato attuale; per questo la nostra mobilitazione ha in sé la volontà di disegnare un’Università che coinvolga tutti i soggetti disposti a ripensare un sistema formativo che tenga conto delle istanze di chi, in prima persona, vive questa università.
Il tavolo sull’autoformazione, facendo propria questa visione, parte dallo studio delle strutture amministrative degli atenei e delle modalità di trasmissione del sapere, rilevando la totale mancanza di reale partecipazione studentesca al processo decisionale e formativo. Il sistema attuale, infatti, disegna lo studente come un mero cliente che fruisce in modo passivo e acritico dei servizi dati dall’università e che, pur rappresentando la base su cui l’intero sistema dell’istruzione poggia, raccoglie solo le briciole che baroni e amministratori sono disposti a far cadere dal tavolo del banchetto.
All’interno delle aule i valori di una ricerca e di un sapere libero, ridotti a meri esercizi di retorica, divengono simulacri vuoti e mummificati, svuotati del loro significato politico, cioè della capacità di spingere l’individuo ad agire sul reale.
La passività richiesta allo studente è funzionale ad una società che educa alla delega piuttosto che alla partecipazione, che insegna la passività piuttosto che la capacità di critica e che, in sintesi, necessita di corpi vuoti piuttosto che di menti pensanti. Per questo l’autoformazione assume una funzione politica, in quanto pratica teorica che modella il sistema di trasmissione del sapere su principi di gestione dal basso e partecipazione diretta. Si tratta di costruire una Nuova Università, primo tassello di una società radicalmente alternativa a quella odierna.
Il sistema della formazione è anche un importante settore in cui soggetti aziendali si inseriscono alla ricerca di nuovi profitti, orientando il sapere verso fini meramente di mercato che rispecchiano i loro interessi. Ciò che più ci appartiene, in quanto individui, viene messo “al lavoro”: comunicazione, creatività, socializzazione e pensiero sono sempre più sottomessi alla logica della produzione e del controllo, con tutti i limiti e le contraddizioni che ne derivano. In quest’ottica si inserisce il processo di aziendalizzazione, che non mira solo al de-finanziamento pubblico e agli investimenti nel privato, ma che tende soprattutto a trasformare l’università in un’azienda che funzioni secondo parametri economici capitalistici. Lo stato e il governo baronale degli atenei sono i garanti di questa aziendalizzazione che inserisce le mutazioni dell’università entro il più ampio progetto politico di smantellamento del welfare.
Quando parliamo di un sapere libero intendiamo prima di tutto la possibilità di liberare un sapere contaminato da anni di logiche aziendaliste e di mercato, che connettono l’istruzione al sistema capitalista orientato allo sfruttamento della produzione immateriale, per riconquistare il diritto a indagare il reale in modo critico.
I seminari organizzati entro questo progetto rappresentano un esempio, sia nella loro forma che nel loro contenuto, di ciò che significa autoformazione. Abbiamo individuato principalmente quattro caratteristiche:
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Rivendicazione di un sapere critico che lasci spazio all’elaborazione individuale e collettiva degli studenti, attraverso il superamento della tradizionale lezione in cui il docente si rapporta all’alunno in modo unidirezionale. La lezione frontale chiama lo studente esclusivamente a fruire del sapere e non a produrlo in un rapporto dialettico con l’insegnante; questo perchè i due interlocutori sono abituati a concepire sè e l’altro in un rapporto gerarchico ormai cristallizzato e indiscutibile;
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Riconoscimento e problematizzazione della corrispondenza biunivoca tra il sapere ed il contesto storico, sociale, politico ed economico che lo ha influenzato e determinato;
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Valore scientifico del seminario che, affrontando con un approccio critico le tematiche su cui si concentra, vuol dare un contributo alla ricerca;
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Il seminario, in quanto espressione dell’autoformazione, assume un carattere politico, poichè politico è l’intento di quest’ultima di cambiare radicalmente la didattica vigente per proporne una nuova, ponendosi così come un primo passo verso l’autoriforma;
Quanto espresso in questo documento è il risultato dell’esperienza del tavolo di lavoro che ha fatto seguire alla discussione interna circa il concetto di autoformazione la realizzazione di un ciclo di seminari, alcuni cogestiti tra studenti e ricercatori e altri autogestiti esclusivamente da studenti. Ci sembra importante fare un breve sunto di quest’esperienza poichè rappresenta una messa in pratica dei principi fin qui enunciati. Il contenuto del seminario e l’approccio con cui svilupparlo sono stati prima oggetto di dibattito interno al tavolo e in seguito oggetto di discussione con ricercatori, docenti e studenti. Ogni seminario è stato strutturato in due parti: una “analitica”, che a partire dai frutti di una ricerca preliminare esamina il tema fornendo le necessarie coordinate di contestualizzazione storica, sociale, politica ed economica; e una “progettuale”, che porta sul tavolo della discussione le proposte nate dagli studenti. In particolare, il tavolo di autoformazione ha concentrato il suo lavoro sulla realizzazione di seminari che avessero come tema centrale l’università poiché, attraverso l’analisi dello stato attuale del sistema di formazione, si vogliono portare delle proposte di cambiamento. A questo filone di seminari se ne sono affiancati altri proposti dalle assemblee di facoltà che affrontano tematiche attinenti alle proprie aree di studio. L’intreccio di questi due filoni di seminari ha avuto un importante ruolo: da una parte si è costituita una struttura a rete che unisce il lavoro del tavolo a quello delle assemblee di facoltà e, dall’altra, ha consentito di arricchire l’analisi condotta dal tavolo dell’autoformazione con i contributi specifici delle facoltà. Per costituire questa struttura a rete si sono individuati dei referenti per ogni assemblea di facoltà che hanno costituito un ponte di dialogo con il tavolo di lavoro, importante sia per strutturare in modo unitario i seminari, sia per rendersi conto degli esiti dell’applicazione dell’autoformazione.
Questi seminari differiscono dai “contro-corsi”, poichè applicano una concezione di università radicalmente diversa da quella attuale; i contro-corsi, nella forma da noi conosciuta all’università, pur aprendo la lezione a una forma più “corale” e meno frontale, non sono strutturati secondo i quattro punti prima enunciati e non hanno come prerogativa quella di creare un laboratorio di formulazione critica. L’elemento centrale dell’autoformazione invece è un progetto per sua natura politico che mira a costruire un’università i cui attori sono protagonisti e non comparse, in cui allo studente-cliente si sostituisca una figura attiva in quanto cosciente della realtà in cui si muove e che agisca a partire da questa presa di coscienza.
La nostra esperienza, entro il contesto simbolicamente importante di un’occupazione studentesca, vuole essere una base di riflessione per lanciare una piattaforma politica aperta a tutti i soggetti del mondo della formazione per ridisegnare, attraverso un’autoriforma dal basso, un’Altra Università.
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