[Pi] L’onda che spazzera’ via Berlusconi
Tra la notizia di una gaffe di Berlusconi e l’ultimo aggiornamento sulla prima volta di Paris Hilton, potreste aver sentito parlare delle proteste degli studenti, dei ricercatori e dei precari italiani.
Magari avete pensato che siano le solite mobilitazioni di ottobre, e che presto la situazione tornerà alla normalità. Ma l’onda, come è stato chiamato questo movimento, è qualcosa che la nostra generazione non aveva mai conosciuto. Sia per la forza con la quale ha spazzato via tutti gli argini con i quali, di volta in volta, istituzioni, partiti e sindacati hanno cercato di farla confluire nel proprio alveo, sia per la quantità di persone che le ha dato vita.
Questo movimento è nato spontaneamente, dal basso, come reazione ad una legge, la 133 del 2008, con la quale il nostro Governo sta cercando di smantellare l’Università pubblica italiana, e l’istruzione tutta.
Si tratta di un provvedimento autoritario, perché non è stato introdotto seguendo il normale iter delle leggi, ma ricorrendo ad uno strumento, il decreto, che la nostra Costituzione attribuisce al Governo per legiferare in situazioni di urgenza e necessità.
Non si tratta di una riforma dell’Università, della quale ci sarebbe bisogno, ma di un provvedimento di natura finanziaria, con il quale si tagliano 1441,5 milioni di euro ai finanziamenti pubblici per l’Università e la Ricerca. Si introduce inoltre un blocco delle assunzioni di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo, prevedendo che ogni 5 cessazioni contrattuali gli Atenei possano procedere ad una sola assunzione. La conseguenza di queste misure sarà la morte della ricerca negli Atenei pubblici, e il peggioramento complessivo di tutta l’offerta didattica, con la chiusura di molti corsi di laurea.
Inoltre, si prevede la possibilità, per gli Atenei pubblici, di trasformarsi in fondazioni private. Essi, in realtà, saranno costretti a farlo per far fronte ai tagli. Mentre le Università pubbliche sono soggette ad un vincolo sulla possibilità di imporre tasse agli studenti (la contribuzione studentesca non deve eccedere il 20% dei finanziamenti pubblici ricevuti dall’Ateneo), le fondazioni potranno alzarle a piacimento, e con esse compenseranno le minori risorse erogate dallo Stato.
Prevediamo che nel giro di pochi anni le nostre tasse, che attualmente si aggirano attorno ai 1500 euro l’anno, raggiungeranno picchi di 10000 euro, e questo porrà fine al modello dell’Università per tutti, conquistato con le dure lotte degli anni ’60 e ’70. Inoltre, i soggetti privati che finanzieranno le fondazioni, avranno il potere di indirizzare la ricerca e la didattica universitarie, e questo metterà in pericolo le libertà di ricerca e insegnamento, sancite dalla nostra Costituzione.
L’Università pubblica e aperta è l’unico fattore che può garantire la mobilità sociale, la Ricerca l’unico motore di uno sviluppo veramente virtuoso.
L’Università siamo noi, e non permetteremo a nessuno di liquidarci come una voce di spesa improduttiva. Vogliamo invece farci protagonisti di un’autentica riforma, condivisa e dal basso, che permetta all’Università di assolvere fino in fondo ai suoi compiti.
Per questo non ci piegheremo di fronte alle minacce di un Governo che ci affronta come un problema di ordine pubblico. Continueremo a occupare le facoltà, a bloccare i treni e ad invadere le strade e le piazze delle nostre città, finché la nostra onda non li spazzerà via.
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