WE WON’T PAY FOR THEIR CRISIS
Italian students, researchers, workers and Dutch activists will meet up
on Friday 14 in front of the Italian Consulate in Amsterdam to support
the General Strike that takes place in Italy on the same day. On Friday
the whole nation will be blocked by demonstrations against the approval
of “Legge Gelmini”, a law that seriously cuts down on public funding of
education.
“We won’t pay for your crisis”: is the slogan shouted by protesters
against Berlusconi governement’s choices to destroy public education
system. Not only in Italy. In Bruxelles, Paris, Barcelona, Madrid,
Granada, Copenhagen students are demonstrating against the neoliberal
agenda for the financial crisis diverting money from the public sector
to private banks.
A tactical action will take place on Friday to reach also Dutch people,
keeping them updated on what’s going on in Italy and in Europe in these
days.
We call students, researchers, teachers, activists and sensitive people
in Amsterdam to join us to protect knowledge as a common good.
Friday 14 th, 2008
H 10.00
Italian Consolate, Vijzelstraat 79, Amsterdam
European Anomalous Wave, Amsterdam
amsterdam.anomaouswave@autistici.org
—
Siamo studenti, ricercatori e lavoratori italiani e olandesi.
Manifestiamo in appoggio alla giornata di Sciopero Generale indetta in
Italia per la giornata di oggi, 14 novembre 2008, dopo mesi di
agitazioni in tutto il territorio italiano contro l’approvazione della
legge Gelmini.
Questa legge è stata pensata per produrre un grave attacco al sistema
scolastico pubblico italiano. La legge comprende:
. una riduzione consistente degli investimenti pubblici in tutti i
livelli dell’istruzione pubblica, dalle scuole elementari all’università
. il blocco delle assunzioni del personale accademico (solo un quinto
dei professori che andrà in pensione sarà sostituito)
. la possibilità per le università di costituirsi in fondazioni private,
per la ricerca di finanziamenti privati
Per anni i governi di centro-destra e centro-sinistra hanno considerato
l’istruzione pubblica come un peso, più che come un’opportunità per il
Paese.
Le università, da istituzioni per la libera produzione e circolazione
del sapere, sono diventate - nelle intenzioni dei governi italiani -
centri per la commercializzazione di sapere mercificato.
La presente crisi finanziaria - accuratamente preparata durante un lungo
periodo di applicazione di ricette neoliberali - non sta portando ad un
ripensamento delle pratiche di governo. Al contrario, il governo
Berlusconi sta disperatamente cercando di privatizzare tutto ciò che
ancora è rimasto libero. Se oggi è minacciata l’istruzione, domani sarà
il turno della sanità, del patrimonio artistico e culturale, degli spazi
pubblici delle nostre città.
Ma questo processo non sta avvenendo solo in Italia.
Negli ultimi dieci anni, l’euforia connessa all’adesione incondizionata
all’ideologia del mercato ha portato i governi europei a ratificare il
‘processo di Bologna’, che ha uniformato il criterio di valutazione
didattica attraverso una metafora monetaria. Il sapere è diventato
misurabile nei termini di una ‘accumulazione di crediti formativi’ e i
singoli atenei sono stati valutati attraverso la loro ‘efficienza’ e
‘produttività’. La riduzione della qualità della didattica e la
moltiplicazione dei corsi di laurea (spesso a costi proibitivi per la
maggior parte degli studenti) sono alcune conseguenze di questo processo.
Non permetteremo più che questo processo vada avanti. Non pagheremo la
vostra crisi.
Pensiamo piuttosto che il sapere sia patrimonio collettivo, e che non ci
debbano essere barriere economiche per accedervi. La produzione di idee
nasce dalla collaborazione, e non da meccanismi di competizione.
Non siamo i soli ad avere queste idee. Azioni di protesta presso
ambasciate e consolati italiani si stanno moltiplicando a Barcellona,
Granada, Parigi, Londra, Copenhagen.
L’Onda Anomala si moltiplica la propria potenza e travolge l’Europa.